Cogliamo con soddisfazione la notizia dell’ammodernamento della Statale 534, che con questi lavori sarà, speriamo da qui a breve, un’infrastruttura chiave per rompere l’isolamento fisico della piana di Cammarata e per favorire lo sviluppo delle attività economiche che vi insistono. Un’opera di grande utilità pubblica, fondamentale per accelerare e facilitare lo smistamento delle merci dalla A3 fino alla Basilicata e la Puglia; basti pensare che proprio in questa zona operano alcune delle cooperative ortofrutticole e lattiero-casearie più importanti dell’intero Meridione, che movimentano quotidianamente grandi quantità di merci; e con pari favore accogliamo la notizia dell’accordo per la legalità siglato con l’Ati Vidoni Spa-Consorzio Grecale, che realizzerà i lavori nel solo interesse pubblico, operando in piena trasparenza e legalità, cercando di rispettare i tempi di consegna. Un segnale chiaro che va nella direzione giusta, quello dato da Anas, Prefettura e Ati.

Avremmo voluto che l’Anas avesse avuto la stessa accortezza nel siglare un protocollo d’intesa con le attività economiche della Piana di Cammarata, per creare meno disagi possibile. Poiché, dobbiamo notare che l’altra faccia della medaglia, di questa imponente opera, è data dai danni ingenti arrecati alle attività economiche per le sconfigurazioni aziendali, viabilità, accessi, assetti strumentali produttivi etc. oltre ai disagi quotidiani ai lavoratori, cittadini e ai camion che trasportano le produzioni locali.

In merito al tema dei disagi sarebbe bastato elaborare un piano delle “interferenze” condiviso, che tenesse conto dell’attuale traffico, quasi 10.000 camion all’anno che movimentano oltre due milioni di quintali di prodotti come avviene nel nord del Paese dove Anas interpella gli organismi di rappresentanza delle attività produttive prima di intervenire stravolgendo la viabilità locale. Invece, nei luoghi dove il sistema delle relazioni con le comunità è più debole il gigante delle autostrade è sembrato più muoversi come un elefante insensibile sopra la fragile cristalleria produttiva calabrese.

“La legalità si persegue non solo seguendo pedissequamente le procedure di occupazione o d’esproprio, ma anche permettendo alle attività economiche di lavorare e produrre al meglio – evidenzia Camillo Nola, Presidente di Fedagri  Confcooperative Calabria – soprattutto se queste sono cooperative capace di avere forti ricadute economiche ed occupazionali sui territori, spesso svantaggiati come tante aree della Calabria, per noi anche questa è pubblica utilità”.

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