Piazza dei Bruti, in pieno centro di Cosenza e non a caso davanti al Municipio, è diventata la settimana scorsa una delle tante “stalle in città”, che hanno invaso le città italiane, per dare un segnale di supporto agli allevatori e produttori di latte e favorire anche la comprensione e la conoscenza di cosa rappresenti il latte in tutte le sue preziose forme per l’economia italiana e il Made in Italy.

latteCome presidente di Confcooperative Calabria e di Fedagri Calabria – sottolinea Camillo Nola –  ho aderito con piacere a questa manifestazione della Coldiretti, perché tutte le manifestazioni di questo tipo non possono che fare bene. Il problema è comune e riguarda l’intera collettività. Perché la filiera del latte in Italia, ed in Calabria con i suoi oltre 1.000 occupati, è un’attività economica con importanti ricadute sociali, soprattutto in territori difficili e periferici. Per cui se esiste un problema in Italia e in Europa, per il quale il latte viene pagato sottocosto agli allevatori, negando la dignità della giusta remunerazione, è un problema di cui si devono far carico gli organismi intermedi e la politica per la parte di sua competenza, informando i cittadini consumatori. Dobbiamo combattere l’assioma per cui è normale vivere un tempo in cui si può negare la dignità del lavoro, in tutte le sue forme. Quindi dobbiamo recuperare il senso dell’indignazione e manifestarla con chiarezza, altrimenti nutriamo colpevolmente la nostra comunità di rassegnazione. Guardando nella nostra Regione, pur non essendo strutturalmente vocata, la zootecnia da latte rappresenta comunque la prima filiera organizzata del sistema agroalimentare. Abbiamo fatto una scommessa 60 anni fa e l’abbiamo vinta. Ma devono proseguire ed essere implementate le politiche di sostegno agli investimenti per rendere più efficienti i processi produttivi, per ridurre il gap con i produttori del Nord dell’Italia e ancor più dell’Europa. Magari il gap non si potrà annullare del tutto, ma oggi più che mai è necessario ridurlo per essere competitivi di fronte alle nuove sfide del mercato. Anche su questo la struttura amministrativa regionale riveste un ruolo importante che può e deve mantenere, per prima cosa deve “correre al passo con i tempi” dando risposte in tempi più rapidi e certi, perché oggi il mondo corre e noi se non corriamo assieme saremo tagliati fuori.

Tre i punti chiave alla base di questa manifestazione nazionale, sposati in toto da Confcooperative Calabria: il primo è legato al tema delle frodi alimentari su cui bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche di chi governa, perché vi sia sempre la massima sensibilità sul tema dei controlli, per garantire la sicurezza dei consumatori e un mercato sano che premia chi lavora bene ed espelle chi invece produce danni innanzitutto al sistema degli allevatori.

Il secondo è quello della trasparenza nei confronti dei consumatori, poiché nella comunità Europea le norme vigenti rendono opache le informazioni per i consumatori. In questo senso dobbiamo recuperare gli anni perduti a Bruxelles quando la politica andava a passeggio, mettendo limite al potere delle lobby delle multinazionali, che operano legalmente per creare queste nebbie ingiuste; è necessario quindi lavorare su norme a favore di etichette chiare e trasparenti, perché i consumatori devono sapere se i prodotti sono fatti con latte italiano o estero, per scegliere liberamente cosa consumare e magari contribuire a favorire una filiera nazionale o del proprio territorio regionale. Per ottenere questo bisogna essere proattivi con le autorità europee, facendo lobbyng assieme alle associazioni dei consumatori e alla politica, tutelando per una volta quanto di buono produciamo in Italia e in Calabria.

Terzo punto, ci deve essere una reciprocità delle regole, perché non è tollerabile per esempio che lo snack al formaggio più popolare in Francia si possa produrre liberamente creando una opportunità di profitto economico, mentre in Italia sarebbe tecnicamente vietato e considerato un rifiuto da smaltire, quindi un costo. Le regole italiane sono tra le più severe e dovrebbe essere giusto lavorare ad armi pari, ma se così non fosse, è bene che le pratiche e i processi di trasformazione non ammessi in Italia, come anche la ricostituzione del latte, siano segnalati in etichetta per i prodotti importati e venduti nel nostro Paese. In maniera tale da garantire una concorrenza leale e, soprattutto, una corretta informazione a tutela dei consumatori e della stragrande maggioranza delle imprese italiane.

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